I burattini dei Ferrari

 

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I burattini dei Ferrari

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I burattini 

dei Ferrari

Italo Ferrari è il capostipite della 

compagnia, nel 1814 ha creato Bargnocla,

il burattino che in testa ha un escrescenza

che lui definì scherzosamente "Ad osso di prosciutto"

Lo vediamo qui ritratto in un disegno di suo nipote che come il nonno si chiama Italo, ma che è conosciuto da tutti come Gimmi Ferrari

Bargnocla cabaret

Il tutto parte da uno spettacolo di cabaret. 

Perché il burattino al posto del cabarettista è una domanda che trova risposta nell’origine dello spettacolo da strada e nell’origine della satira sociale e di costume. 

In tempi in cui niente poteva esser detto per non incorrere nelle ire dei potenti, erano questi “innoqui” pezzi di legno che potevano dire tutto. 

I burattini sconfiggevano i potenti, armati solo della loro arguzia e di un bastone, e gli spettatori riscattavano attraverso di essi la loro impotenza e la loro frustrazione. La satira sociale e politica, pezzo forte del moderno monologhista, era demandata allo spettacolo per bambini, che nell’apparente innocenza riscattava la sconfitta quotidiana. 

Come dice Gustavo Marchesi “il burattino ci pianta una bella bevuta, afferra il suo bastone e mette in fuga tutti i fantasmi di questo mondo, creati dalla falsa coscienza dei venditori di fumo. E’ un puro, e come tale vince, come sono puri e vincono i bambini, quando gli adulti non si incaricano di tradire la loro purezza”.

Perché proprio Bargnocla fa il cabaret? Domanda che trova risposta nell’identità di Bargnocla, che è dell’oltretorrente, (nasce nel 1917 da Italo Ferrari) ha il parlare arguto e schietto del Parmigiano del popolo e rifugge il modernismo, rifugiandosi volentieri nella sua scodella di vino. 

Quella scodella di ceramica bianca dove il vino, lasciando le linee del livello decrescente, testimoniava la sua propria genuinità, quelle osterie oltretorrente culla e simposio del dialetto parmigiano, delle espressioni intraducibili del vernacolo di rara espressività, di quel linguaggio colorito che non riesce mai ad essere scurrile.

Italo Ferrari, si diceva, crea qui il burattino Parmigiano Bargnocla, e qui il burattino  trova ispirazione per la sua analisi sagace della realtà che lo circonda, parlando di politica e dei suoi problemi, che sono poi quelli di tutti.

Dal dialogo con l’uomo (Gimmi Ferrari) il burattino esce immancabilmente vincente, affrontando con il suo minimalismo atavico le complesse problematiche contemporanee e risolvendole con l'arguzia che nasce dal vissuto e dalla tradizione popolare tramandata.

Ecco che una delle più antiche forme di spettacolo è anche una delle più moderne perchè, come diceva Italo Ferrari “il burattino è un mezzo, se lo sai usare puoi fare qualsiasi cosa (anche il cabaret, aggiungiamo noi), altrimenti era e resta un pezzo di legno.” Se è vero che “finchè ci saranno i bambini ci saranno i burattini” è anche vero che generazioni di genitori hanno “accompagnato i figli” agli spettacoli dei Ferrari molto, molto, volentieri. E allora, ammettiamolo, quei burattini hanno un pubblico senza età. 

Così, e non è una costrizione forzata ma una normale conseguenza, il cabaret si arricchisce di un grande interprete, Bargnocla, che è stato a Parma antesiniano precursore della comicità diretta alla gente, che riguarda e tocca tutti nell'esperienza quotidiana, che non si discosta dal vissuto di ognuno. Di conseguenza finirà per coinvolgere, nei suoi dialoghi con il burattinaio, tutti coloro che si riconoscono nelle vicende, nei problemi, nelle vicissitudini e nelle risoluzioni capaci di essere geniali e semplici, mai semplicistiche .

 

 

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