Bargnocla
cabaret
Il
tutto parte da uno spettacolo di cabaret.
Perché
il burattino al posto del cabarettista è una domanda che trova risposta
nell’origine dello spettacolo da strada e nell’origine della satira
sociale e di costume.
In
tempi in cui niente poteva esser detto per non incorrere nelle ire dei
potenti, erano questi “innoqui” pezzi di legno che potevano dire
tutto.
I
burattini sconfiggevano i potenti, armati solo della loro arguzia e di un
bastone, e gli spettatori riscattavano attraverso di essi la loro
impotenza e la loro frustrazione. La satira sociale e politica, pezzo
forte del moderno monologhista, era demandata allo spettacolo per bambini,
che nell’apparente innocenza riscattava la sconfitta quotidiana.
Come
dice Gustavo Marchesi “il burattino ci pianta una bella bevuta, afferra
il suo bastone e mette in fuga tutti i fantasmi di questo mondo, creati
dalla falsa coscienza dei venditori di fumo. E’ un puro, e come tale
vince, come sono puri e vincono i bambini, quando gli adulti non si
incaricano di tradire la loro purezza”.
Perché
proprio Bargnocla fa il cabaret? Domanda che trova risposta nell’identità
di Bargnocla, che è dell’oltretorrente, (nasce nel 1917 da Italo
Ferrari) ha il parlare arguto e schietto del Parmigiano del popolo e
rifugge il modernismo, rifugiandosi volentieri nella sua scodella di vino.
Quella
scodella di ceramica bianca dove il vino, lasciando le linee del livello
decrescente, testimoniava la sua propria genuinità, quelle osterie
oltretorrente culla e simposio del dialetto parmigiano, delle espressioni
intraducibili del vernacolo di rara espressività, di quel linguaggio
colorito che non riesce mai ad essere scurrile.
Italo
Ferrari, si diceva, crea qui il burattino Parmigiano Bargnocla, e qui il
burattino trova ispirazione per la sua analisi sagace della realtà
che lo circonda, parlando di politica e dei suoi problemi, che sono poi
quelli di tutti.
Dal
dialogo con l’uomo (Gimmi Ferrari) il burattino esce immancabilmente
vincente, affrontando con il suo minimalismo atavico le complesse
problematiche contemporanee e risolvendole con l'arguzia che nasce dal
vissuto e dalla tradizione popolare tramandata.
Ecco
che una delle più antiche forme di spettacolo è anche una delle più
moderne perchè, come diceva Italo Ferrari “il burattino è un mezzo, se
lo sai usare puoi fare qualsiasi cosa (anche il cabaret, aggiungiamo noi),
altrimenti era e resta un pezzo di legno.” Se è vero che “finchè ci
saranno i bambini ci saranno i burattini” è anche vero che generazioni
di genitori hanno “accompagnato i figli” agli spettacoli dei Ferrari
molto, molto, volentieri. E allora, ammettiamolo, quei burattini hanno un
pubblico senza età.
Così,
e non è una costrizione forzata ma una normale conseguenza, il cabaret si
arricchisce di un grande interprete, Bargnocla, che è stato a Parma
antesiniano precursore della comicità diretta alla gente, che riguarda e
tocca tutti nell'esperienza quotidiana, che non si discosta dal vissuto di
ognuno. Di conseguenza finirà per coinvolgere, nei suoi dialoghi con il
burattinaio, tutti coloro che si riconoscono nelle vicende, nei problemi,
nelle vicissitudini e nelle risoluzioni capaci di essere geniali e
semplici, mai semplicistiche .